Un metodo in divenire
Pubblicato da Dott. Andrea Epis in Psicologia · Lunedì 23 Giu 2025 · 2:15
Tags: metodo, evoluzione, sfide, opportunità, esperienze, riflessioni, ispirazione, percorso, unico
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Verso un Sé che Cambia: Cognitivismo Post-Razionalista e Modello Dinamico Maturativo
Nel vasto panorama della psicologia contemporanea, due approcci si stanno rivelando sempre più sinergici nel comprendere la complessità dell’essere umano: il cognitivismo post-razionalista e il modello dinamico maturativo dell’attaccamento (DMM). Entrambi, pur nati in ambiti teorici distinti, dialogano oggi in modo fertile per leggere la sofferenza psichica non solo come un sintomo da eliminare, ma come espressione narrabile di un sistema di significati evolutivo.
Dalla logica al vissuto soggettivo
Il cognitivismo post-razionalista, sviluppato da Vittorio Guidano, si allontana dal paradigma del “pensiero distorto” per abbracciare una visione costruttivista e organica del Sé. La mente non è più vista come un processore di informazioni da correggere, ma come una struttura narrativa complessa, unica per ogni individuo.
Secondo questa prospettiva, i disturbi psicologici nascono da una *coerenza interna instabile*, da un conflitto fra i significati profondi costruiti nel tempo e gli eventi dell’esperienza. Il sintomo diventa così una manifestazione coerente di un’identità che cerca di mantenere senso e continuità.
Attaccamento e adattamenti strategici
Il Modello Dinamico Maturativo, elaborato da Patricia Crittenden, offre invece una cornice evolutiva e neurobiologica per comprendere come le strategie di attaccamento si modifichino nel tempo. Il DMM sottolinea che le strategie di coping e di relazione non sono “patologiche”, ma risposte intelligenti, sviluppate in contesti in cui la sicurezza affettiva è stata compromessa o instabile.
Da qui l’idea che alcuni sintomi — come la dissociazione, l’ipercontrollo, l’evitamento emotivo — non siano altro che **strategie di sopravvivenza apprese, maturate per proteggere il sistema dalla vulnerabilità.
Un’integrazione che guarda alla persona in evoluzione
Unendo questi due approcci, emerge una visione in cui la psicopatologia non è un errore di funzionamento, ma un’organizzazione del significato costruita per adattarsi a una storia relazionale e affettiva unica. Il Sé narrativo del post-razionalismo incontra il Sé adattivo del DMM: entrambi sono dinamici, entrambi cercano coerenza e protezione.
L’intervento psicoterapeutico si sposta così da un focus correttivo a uno **esplorativo, dialogico e relazionale**: si lavora per ampliare la consapevolezza dell’esperienza soggettiva, riconoscere le strategie apprese e favorire nuove possibilità di senso e relazione.
Conclusione
Questa integrazione rappresenta una psicologia che *non etichetta*, ma ascolta. Che riconosce che ogni persona è frutto di una storia che può essere riscritta, nel rispetto della complessità, del tempo e del contesto in cui è cresciuta.
Una psicologia, in fondo, che lascia spazio al cambiamento senza negare l’identità.
E forse è proprio qui, in questo equilibrio delicato, che può avvenire la cura.
